La goccia
Corto teatrale
Anno: 2025
Regia: Matteo Tibiletti
Durata: circa 8 min
Due uomini, un calice di vino e un’assenza ingombrante.
Sinossi
Leonardo e Paolo siedono l’uno di fronte all’altro, un calice di vino tra le mani, le parole affilate, i sorrisi tesi. Hanno amato la stessa donna. Ora lei non c’è più.
Un duello a colpi di battute e sguardi, tra cinismo e apparente leggerezza. Ma una goccia cade sul tavolo e… una buona bottiglia, non va mai sprecata
Un duello a colpi di battute e sguardi, tra cinismo e apparente leggerezza. Ma una goccia cade sul tavolo e… una buona bottiglia, non va mai sprecata
Note di Regia
Matteo Tibiletti firma con La goccia un piccolo gioiello teatrale dal sapore surreale e grottesco, capace di mescolare tensione, ironia e ambiguità in un dialogo tagliente e serrato. Il testo si muove su un terreno scivoloso, dove il confine tra realtà e menzogna, vittima e carnefice, amore e ossessione si dissolve in un gioco di specchi che tiene lo spettatore sospeso fino all’ultima battuta.
L’ambientazione è essenziale: un tavolo, due calici di vino, due uomini che si fronteggiano in un duello verbale dai toni tanto affilati quanto paradossali. Leonardo e Paolo, legati da una donna che ora non c’è più, non sono semplicemente rivali in amore, ma attori di una messinscena cinica e spiazzante, in cui la colpa rimbalza da uno all’altro senza mai trovare un colpevole certo. Il testo gioca con il linguaggio in modo raffinato, evitando spiegazioni eccessive e lasciando che siano le battute a rivelare (o confondere) il pubblico sulla dinamica dell’evento tragico che ha appena avuto luogo.
La scrittura di Tibiletti si distingue per il ritmo impeccabile: il dialogo scorre rapido, pieno di sottintesi e ribaltamenti di prospettiva, con un tono che oscilla tra il noir e l’assurdo, sfiorando a tratti Beckett e Pinter. Nonostante il tema oscuro – un omicidio, forse accidentale, forse no – la leggerezza quasi complice con cui i protagonisti discutono delle loro azioni crea un contrasto straniante, accentuando il senso di disagio e al tempo stesso invitando a un sorriso amaro.
E poi c’è la goccia, piccolo dettaglio che diventa simbolo: prima vino, poi sangue, come a segnare un passaggio irreversibile.
La goccia è un testo brillante, inquietante e sofisticato, che si presta a molteplici letture e a una messa in scena essenziale ma densa di tensione.
L’ambientazione è essenziale: un tavolo, due calici di vino, due uomini che si fronteggiano in un duello verbale dai toni tanto affilati quanto paradossali. Leonardo e Paolo, legati da una donna che ora non c’è più, non sono semplicemente rivali in amore, ma attori di una messinscena cinica e spiazzante, in cui la colpa rimbalza da uno all’altro senza mai trovare un colpevole certo. Il testo gioca con il linguaggio in modo raffinato, evitando spiegazioni eccessive e lasciando che siano le battute a rivelare (o confondere) il pubblico sulla dinamica dell’evento tragico che ha appena avuto luogo.
La scrittura di Tibiletti si distingue per il ritmo impeccabile: il dialogo scorre rapido, pieno di sottintesi e ribaltamenti di prospettiva, con un tono che oscilla tra il noir e l’assurdo, sfiorando a tratti Beckett e Pinter. Nonostante il tema oscuro – un omicidio, forse accidentale, forse no – la leggerezza quasi complice con cui i protagonisti discutono delle loro azioni crea un contrasto straniante, accentuando il senso di disagio e al tempo stesso invitando a un sorriso amaro.
E poi c’è la goccia, piccolo dettaglio che diventa simbolo: prima vino, poi sangue, come a segnare un passaggio irreversibile.
La goccia è un testo brillante, inquietante e sofisticato, che si presta a molteplici letture e a una messa in scena essenziale ma densa di tensione.
Dettagli
Due uomini, un calice di vino e un'assenza ingombrante.





















